Se una storia

L’idea di scrivere questa storia è nata per la grande passione che da sempre accompagna la mia vita: quella per i bambini.
Perché questa passione? Non lo so esattamente; come si può spiegare una passione? I bambini rappresentano per me la Vita in tutti i suoi più meravigliosi significati; mi basta sentirne la voce per capire di che musica è fatta o vederne il sorriso per capire che per loro vale la pena qualsiasi sacrificio. I bambini sono da difendere, da amare, da proteggere, da tenere il più possibile tra le braccia delle fiabe, perché la loro età svanisce in fretta e la magia con la quale nascono tende a cambiare forma: è come se mutasse materia per trovare il modo di mischiarsi con l’aria, per non perdersi, per non essere facilmente individuata. Credo sia un bene che questo succeda, così riesce a sopravvivere e spesso a raggiungere non solo il respiro, ma tutti i sensi dell’essere umano. Questo sono i bambini. Avere cura di loro significa avere cura dell’amore e avere cura del futuro.
La prima volta che ho sentito parlare di autismo è stato a proposito di un bambino che viveva in un paesino vicino al mio, non lo conoscevo ma le voci che sentivo, pressoché concordanti fra loro, mi lasciavano di volta in volta sempre più confusa e preoccupata. Preoccupata di che? Mi chiederete… preoccupata che la magia del mondo fosse minacciata. Ho cominciato a leggere, a documentarmi, ho trovato anche storie vere e ben scritte di bambini autistici.
Ho visto il famoso film: Rainman (uomo della pioggia) con Dustin Hoffman, un film incredibile. L’autismo è sostanzialmente una forma di indifferenza e di isolamento nei confronti dell’ambiente esterno. Questa patologia colpisce i maschietti tre-quattro volte più delle femminucce e si presenta per lo più nei primi tre anni anni di età ma si possono verificare casi anche in età già adulta. A seconda dei gradi di gravità della patologia ci sono più o meno probabilità di recupero del bambino quando immediatamente si decide per una correzione comportamentale. Oggi ci sono anche scuole molto preparate e che ottengono discreti risultati di recupero, appunto. Questa storia tratta questo tema in modo “fantastico”. L’autismo è al centro della vicenda e i bambini ne sono i protagonisti, ma intorno a loro e alla loro condizione gira una storia inventata, costruita apposta per loro. Ho fatto questa scelta perché non avevo intenzione di rendere l’argomento troppo pesante e di farcire due libri (Piccoli mondi perfetti e Se una storia) di nozioni mediche, cose che si possono trovare in luoghi ben più adatti e preparati di un mio manoscritto. Ho fatto questa scelta con la speranza di avvicinare a questo argomento anche lettori giovani. Perché? Perché i giovani sono i primi seguaci della continuazione della vita (permettetemi questa terminologia) e mi piacerebbe che ne fossero anche i primi paladini. In questo secondo libro, che chiude la storia, così come l’avevo immaginata, ho lasciato un margine più ampio alla mia immaginazione.
Come è successo per Piccoli mondi perfetti, mi sono divertita tantissimo a scrivere anche questo libro e ho lasciato che tutto ciò mi prendesse la mano, i pensieri e la fantasia. La diversa e più curata struttura di questo secondo romanzo è potuta avvenire grazie al preziosissimo aiuto del mio correttore di bozze, Valerio Sampieri, che ringrazio per l’infinita pazienza (e il notevole coraggio) nell’insegnarmi a riordinare le idee che di getto scrivevo e lasciavo appiccicate ai fogli pensando che, per qualche misterioso incantesimo, fossero facilmente interpretabili anche dai lettori. Lo ringrazio anche per l’indispensabile aiuto nella costruzione del file vero e proprio e per aver glissato … su alcune mie espressioni nel raccontare che lo hanno fatto sorridere e a volte anche ridere, concedendosi una o più eccezioni “di forma”.
Detto questo, non posso che consigliarvi di far seguire la lettura di “Se una storia” a quella della sua genesi: “Piccoli mondi perfetti” e sperare di non aver esaudito ogni vostra aspettativa di narrazione, di non essere stata cioè, troppo scontata.
Norma Giumelli

Prefazione
Il secondo romanzo di Norma Giumelli ci fa immergere sin dal primo momento nell’atmosfera di un villaggio Apache, con tutte le credenze e le superstizioni tipiche di quelle genti. Ma, a poco a poco, il tessuto narrativo fa ritorno ai temi così cari all’Autrice e, lentamente, tutti i protagonisti di “Piccoli mondi perfetti” fanno la loro apparizione.
Se una storia … non costituisce un semplice sequel del precedente romanzo della Giumelli, ma un capitolo a sé stante di una nutrita serie di piccole storie che si intrecciano, ruotando intorno a due elementi fondamentali: la medaglia e l’Amore, tema quest’ultimo che oseremmo definire tipico di tutta la produzione letteraria della Giumelli.
Un continuo andirivieni nello spazio e nel tempo costituisce il tratto saliente della storia della medaglia la cui genesi, nella fantasia dell’Autrice, risale, niente di meno, alla progenie del mitico Cochise che, ancor bambino, troviamo tra i protagonisti dell’appassionante romanzo.
L’Amore, come in “Piccoli mondi perfetti”, costituisce il secondo e prevalente filo conduttore del romanzo. Ma se nella precedente opera il sentimento nasceva da un moto spontaneo e quasi inconscio dell’anima, nel nuovo romanzo della Giumelli il sentimento assume, a livello più conscio, non solo la forma sublime e trascendente di “amor che move il sole e l’altre stelle” (Dante, Paradiso, XXXIII, 145), ma anche quella di amore terreno che investe la personalità di ciascuno dei molti protagonisti, permeandola di sé, … sin quando la sorpresa finale sembrerà sconvolgere ogni certezza acquisita nel corso della lettura.
La sottile ironia dell’Autrice, unita al suo costante anelito spirituale, fa passare quasi sotto silenzio i drammi che di tanto in tanto si inseriscono nel tessuto narrativo, rendendo la lettura veloce e scorrevole. I dialoghi serrati e continui contribuiscono a rendere leggero il passaggio dall’una all’altra situazione, che si dipana spesso in tempi e luoghi assai distanti l’uno dall’altro, ma uniti tra loro da un filo misterioso che l’Autrice ha saputo tenere ben celato; forse, nemmeno il colpo di scena finale, riesce a svelare compiutamente dove i capi di tale filo siano ubicati.
L’unica certezza che rimane al lettore, al termine della sua avventura, è la prorompente forza drammatica del contrasto finale tra gioia e dolore, tale da lasciare quasi sgomento chi non sia in  grado di cogliere la leggiadria della scena finale, capace di mitigare, quasi facendola svanire in un solo colpo, la tensione accumulata.
L’Autrice ha saputo offrire, nella sua seconda fatica come romanziera, una notevole prova di maturità, affinando in misura ragguardevole la cifra stilistica che si accompagna alla capacità narrativa fuori dell’ordinario della Giumelli.
Raccomando vivamente, a conclusione di questa breve prefazione, di far precedere alla lettura di “Se una storia” quella di “Piccoli mondi perfetti”, unico modo per gustare e comprendere appieno, al netto di fantasia ed ironia, come la Giumelli, nella sua semplicità e spontaneità, ci insegni ancora una volta quale sia la vera forza motrice dell’umana esistenza: l’ amor che move il sole e l’altre stelle.
Valerio Sampieri

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